domenica 7 maggio 2017

La truffa della nuova direttiva di Valutazione di Impatto Ambientale



NO ALLA NUOVA DIRETTIVA SULLA VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE - PROVVEDIMENTO TRUFFA DEL GOVERNO Vogliono facilitare l’autorizzazione per 90 tipologie di impianti (compresi gli impianti per i rifiuti) senza possibilità per i cittadini (comitati/associazioni) di poter presentare “Osservazioni” in opposizione
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Come spesso succede in questo Paese, l’Europa chiede all’Italia di applicare una normativa e i “nostri governanti” valutando gli interessi da tutelare, vanno in direzione opposta alle volontà espresse dalla Comunità Europea.
In questo caso si trattava di chiarire e rafforzare gli elementi fondamentali della procedura V.I.A. rendendola più trasparente applicando “Lo Schema di decreto legislativo recante attuazione della Direttiva 2014/52/UE che modifica la Direttiva 2011/92/UE concernente la Valutazione di Impatto Ambientale di determinati progetti pubblici e privati”.
Con l’atto del Governo (AG) n. 401, l’Esecutivo ha riformato la Valutazione di Impatto Ambientale, producendo un testo assolutamente pericoloso che impedirà al nostro paese di avere occupazione nel rispetto della sostenibilità ambientale. Di fatto si attiverà una procedura farraginosa e poco trasparente, su elaborati approssimativi, duplicando le fasi autorizzative sui progetti di opere e impianti, ma favorendo i progettisti e non la corretta informazione e partecipazione dei cittadini.
Il Governo, con la scusa di riformare la Via, ha tolto la possibilità di proteggere la salute umana, di contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, di provvedere al mantenimento delle specie e conservare la capacità di riproduzione dell'ecosistema in quanto risorsa essenziale per la vita.
Questo decreto si discosta dalla direttiva europea che dovrebbe recepire, anzi in molti punti, come per la partecipazione pubblica, va in senso contrario arrivando a sopprimere la fase della consultazione pubblica dalla fase di Valutazione di assoggettabilità.
Nel procedimento non si integra la VIS (Valutazione di Impatto sulla Salute) e ci sarà un'unica conferenza dei servizi provvisoria che riassumerà tutti i permessi, inclusa una sanatoria dopo un eventuale disastro per i territori. Il governo inoltre autonomamente potrà stabilire delle deroghe alla stessa Valutazione V.I.A.
L’Atto del Governo presenta due intollerabili criticità. La prima riguarda la volontà di travalicare il desiderio di partecipazione dei cittadini sempre più consapevoli sulle scelte inerenti al loro territorio. L’Atto esclude i cittadini dalle decisioni stabilendo che, per novanta categorie di opere il loro pare non è più necessario. La Verifica di Assoggettabilità a V.I.A. (V.A.), che oggi è un primo filtro per impianti di rifiuti, cave ecc. praticamente diventerà un orpello. Oggi i cittadini hanno tempo 45 gironi per presentare le proprie osservazioni. Con la la proposta del governo sarà sufficiente per il proponente dell’opera presentare un semplice “studio preliminare ambientale” e da quel momento entro 60 giorni l’ente competente si deve esprimere. La decisione del Ministero dell’Ambiente potrà avvenire anche entro un’ora, senza che nessun cittadino o ente locale possa avere anche solo il tempo per accorgersi del deposito del progetto. A quel punto rimarrebbe solo il ricorso al T.A.R., peraltro sempre con la possibilità di vedere proseguire i cantieri anche in caso di vittoria davanti al tribunale! In pratica, qualora decidessero che il progetto in questione non è assoggettabile a VIA, il progetto verrebbe realizzato senza che nessun cittadino, ente o associazione possa esprimere il proprio parere. Una scelta in totale contraddizione con le linee guida stabilite dalla normativa comunitaria.
La seconda macroscopica criticità riguarda la totale assenza di trasparenza, nelle procedure di nomina dei componenti della commissione VIA del Ministero. Nell’Atto manca la trasparenza visto che si specifica che: “I commissari della commissione VIA nazionale saranno scelti dal Ministro espressamente senza fare ricorso a procedure concorsuali”, con buona pace della Costituzione. In questo modo il controllo da parte dei partiti sarà pressoché totale, favorendo il sorgere di situazioni di clientelismo e corruzione. L’entrata in vigore di tale norma allarga le opacità e gli spazi grigi all’interno dei quali si annidano corruzione e malaffare, mortificando ancora una volta la volontà espressa dai cittadini, compromettendo pesantemente la tutela del nostro territorio.
Il Governo aveva assunto il solenne impegno di chiudere con le opache procedure accelerate e semplificate derivanti dalle legge Obiettivo, che tanti danni hanno creato anche alle casse dello Stato e all’ambiente, e invece torna a riproporle, estendendole, non più solo alle infrastrutture strategiche, ma a tutte le opere
Con quanto previsto nel testo dell’Atto di Governo AG n. 401, si favoriscono le ragioni economiche a quelle della tutela del territorio e dei cittadini i quali si vedono sottratti anche i diritti fin ora in qualche modo garantiti dal Testo Unico Ambientale, dalla stessa EU e dalla Convenzione di Aarhus, di partecipazione al processo decisionale sull'insistenza di fabbriche, impianti, e opere impattanti sul territorio.
Il 3 maggio scorso Il testo, precedentemente approvato in Consiglio dei Ministri, è stato purtroppo licenziato con parere positivo nella Conferenza Stato Regioni . In molte regioni si prevede un forte contrasto all’Atto di governo, contrasto sostenuto da numerosi consiglieri decisi ad impugnare l’atto stesso ed a presentare mozioni specifiche .
Il nostro Comitato Alternativa Sostenibile ritiene che vadano completamente riviste le norme che disciplinano il provvedimento e in particolare si contesta :
1) Il rilascio del “provvedimento unico ambientale”, che si vorrebbe sostitutivo di tutti i titoli abilitativi o autorizzativi riconducibili ai fattori ambientali.
2) L’eliminazione della obbligatorietà della presentazione degli elaborati progettuali per lo “screening” nella verifica di Assoggettabilità a VIA . Gli elaborati di progetto consentono di valutare pienamente le caratteristiche tecniche e ambientali delle opere a partire da vincoli e tutele del territorio, valutazioni impossibili con un semplice progetto di fattibilità impreciso e lacunoso
3) L’ eliminazione degli obblighi di pubblicazione sulla stampa.
4) La riduzione della l’amministrazione pubblica a una sorta di sportello a chiamata per le esigenze e interessi dei progettisti e delle aziende di costruzione (i cosiddetti “proponenti”), sfavorendo invece un confronto tecnico basato su una corrette e completa informazione e partecipazione dei cittadini nelle varie fasi di definizione progettuale.
Per Alternativa Sostenibile
Giancarlo Ceci
 
 

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